Adolescenti e pandemia: consigli utili

Adolescenti e pandemia: consigli utili

Adolescenti e pandemia: intervista alla Dott.sa Raffaella Albertini

Affrontare il tema dell’adolescenza e dei numerosi cambiamenti avvenuti negli ultimi tempi è molto interessante e voglio farlo facendo alcune domande a una collega che si occupa di infanzia e adolescenza da tempo: la dottoressa Raffaella Albertini. Psicoterapeuta specializzata in Analisi Transazionale e EMDR, lavora sul territorio della Brianza e si occupa di clinica, di psicodiagnostica, di psicologia scolastica e di tanto altro. Fin dai tempi della specializzazione il suo interesse è rivolto alla fascia dei più giovani, a cogliere il loro disagio e a trovare il modo giusto per entrare in connessione con loro, attraverso la conoscenza del loro “mondo”, interno ed esterno. Ecco alcune risposte di Raffaella che ci aiuteranno a capire meglio cosa hanno attraversato i ragazzi e le ragazze in questo tempo e qualche consiglio per avvicinarci a loro e sostenerli.

 Raffaella, dal tuo osservatorio, dalla tua esperienza di questo ultimo periodo con tanti ragazzi e ragazze adolescenti, cosa  puoi dire dell’impatto che la pandemia ha avuto su di loro?

Si stima in generale che ci sia stato un aumento di circa il 25% dei problemi psicologici negli adolescenti. Gli effetti sono diversi, da quelli più evidenti a quelli meno espliciti: dalla difficoltà di concentrazione alla demotivazione, dall’ansia e all’insonnia all’autolesionismo e alla depressione.

Come possiamo spiegare più specificamente questo periodo?

Possiamo considerare la pandemia come espresso da Van der Kolk, psichiatra e ricercatore di Boston, un’esperienza potenzialmente traumatica. Pensiamo alla perdita di prevedibilità del mondo conosciuto, all’ immobilità, alla perdita di connessione con gli altri, e ancora al distanziamento,alla perdita di senso del tempo, ecc.

In generale possiamo definire il trauma psicologico, come la conseguenza di un evento fortemente negativo e minaccioso per la vita, che genera una “frattura” emotiva nell’individuo e/o nella comunità che lo vive, tale da minare il senso di stabilità, di sicurezza, di identità e di continuità fisica e psichica della persona o delle persone che si sono trovate ad affrontarlo.

Un’esperienza traumatica è quindi un’esperienza minacciosa estrema, insostenibile, inevitabile, di fronte alla quale un individuo è impotente.

E sicuramente il senso di impotenza  è stato molto sentito, specialmente dai ragazzi/e.

Quali sono i più frequenti segnali di disagio a cui i genitori possono fare attenzione?

I segnali sono tanti, proviamo a osservare i ragazzi senza giudicare e proviamo a comprendere se sono presenti difficoltà di concentrazione e di memoria, affaticamento e  mancanza di energia, isolamento, addiction, iperconnessione. Il malessere può essere poi espresso attraverso disturbi del comportamento alimentare e arrivare all’autolesionismo.

Dedichiamo un momento all’argomento delle “addiction”, cosa ci puoi dire rispetto per esempio alla dipendenza tecnologica?

Durante il lockdown dovuto all’emergenza Covid-19 per molti lo smartphone è diventato l’unico mezzo di comunicazione con il mondo esterno e, di conseguenza, l’uso dei dispositivi mobili è aumentato esponenzialmente durante i mesi trascorsi in isolamento. Gli smartphone, il web, i social media capaci di semplificare la vita, abbattere i confini, creare aggregazione sociale e molto altro se usati in modo corretto e consapevole, possono diventare portatori di ansia, depressione e senso di inadeguatezza se utilizzati in maniera smodata o poco consapevole. In una fase nella quale i contatti umani sono molto limitati, lo smartphone rivela così tutta la sua ambivalenza.

I dati ufficiali cosa dicono?

Il report redatto dall’Osservatorio scientifico di “Social Warning – Movimento Etico Digitale”, ha evidenziato alcuni dati molto interessanti. Gli adolescenti sono infatti a rischio dipendenza da smartphone (o nomofobia) in quanto ben l’80% dei ragazzi tra gli 11 e i 18 anni trascorre sui social più di 4 ore al giorno, praticamente due interi mesi ogni anno di vita. Il 7% dei ragazzi controlla lo smartphone fino a 110 volte al giorno, il 51% dei giovani da 15 e 20 anni lo fa mediamente 75 volte al giorno. La dipendenza da smartphone provoca anche irritazione e sbalzi d’umore nel 50% dei ragazzi, il 40% ha inoltre affermato di perdere ore di sonno a causa delle connessioni notturne.

In molti cercano di diminuire il loro tempo sul telefono ma il 52% dichiara di non riuscire nell’intento, inoltre il 33% definisce “eccessivo” l’uso che fa dello smartphone.

I numeri sono davvero impressionanti! Raffaella ci daresti qualche consigli pratico per evitare l’iperconnessione?

Certo, eccone alcuni:

  1. Attenzione al tempo di uso. Esistono numerose funzionalità e app che permettono di tenere traccia delle ore passate davanti allo schermo, è possibile anche impostare notifiche o blocchi quando si eccede un determinato numero di ore (utile specialmente nel caso di dispositivi utilizzati dai più giovani).
  2. Stabilire delle “no-smartphone-zones”. Creare delle vere e proprie zone della casa dove il telefono “non può entrare” può dare un aiuto significativo nel limitarne l’uso. Vietato tenere il telefono sul tavolo durante i pasti.
  3. Tenere lontano il telefono quando siamo alla guida.
  4. Disattivare le notifiche. Questo è un modo semplice ed efficace per frenare il circolo vizioso che ci spinge a controllare il telefono in continuazione.

Ultimi consigli e accortezze per rispondere in modo efficace al malessere dei ragazzi e delle ragazze? Cosa possono fare i genitori per supportarli?

Dare l’esempio per esempio attraverso l’uso del cellulare e il raccontare di sé per primi.

Stimolateli a fare sport e attività fisica, lo sport contribuisce al riassorbimento del cortisolo (ormone dello stress).

Offrite sostegno e protezione, ma alla giusta distanza imparando a tollerare i confini. Infatti è importante garantire ai propri figli spazi privati di esplorazione, rispettandone i confini sia in termini di tempo che di spazio.

Mantenere una routine e porre dei limiti: le regole potranno essere rinegoziate e su qualcuna di queste si potrà contrattare, meglio non essere troppo rigidi su tutto.

Rinforzateli positivamente: riconoscete il loro impegno!

Accoglieteli e riconoscete le loro difficoltà: non sminuite o minimizzate ciò che provano

Non soffermatevi solo sul rendimento, ma fategli sentire che possono farcela, collaborate con la scuola

Se il disagio persiste…non vergognatevi di chiedere aiuto.

Grazie per questo sguardo sul mondo giovanile, per le informazioni e i suggerimenti.

 

Per chi volesse contattare la Dottoressa Raffaella Albertini ecco i suoi contatti:

Cell: 339 8458 148

Sito: https://dottalbertini.altervista.org/

Mail: dott.albertiniraffaella@gmail.com

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