Espandiamoci all’equanimità: come salvarci dall’odio inutile e dannoso
“La vera equanimità non è tenersi lontano dagli aspetti della vita, ma un’equilibrata apertura verso ognuno di essi.”
(J. Goldstein e J. Kornfield)
In questo tempo più che mai difficoltoso, siamo costantemente messi alla prova nello stare con gli altri, nel venire a contatto con idee e punti di vista differenti. Sarebbe quindi molto saggio coltivare apertura di cuore e di mente e provare ad essere equanimi.
Come una solida montagna che rimane ferma e imperturbabile a ciò che accade in superficie, possiamo anche noi riprendere le qualità della montagna e mantenerci saldi nel nostro cuore aperto e accogliente.
L’incontro con l’Altro, ricordiamoci, è parte essenziale della nostra vita, a volte questo può essere più o meno piacevole, è normale. L’intento di coltivare l’equanimità è quello di cercare di andare oltre, innalzarci per essere più profondi e ricordarci che ognuno di noi cerca la felicità e cerca di non soffrire. In questo siamo proprio tutti uguali.
L’equanimità è una qualità tra quelle definite dal buddhismo “incommensurabili”, è descritta spesso come un oceano estremamente calmo: la mente è in tutto e per tutto uniforme. In questo stato non distingue tra amici e nemici, non ha limiti e cerca di raggiungere ogni essere senziente con un desiderio sentito nel cuore, è elasticità. Ci ricorda che siamo interdipendenti gli uni con gli altri.
E’ difficile da coltivare perché alcune persone sono amichevoli verso di noi e altre no. Le prime sono facili da amare e le altre no. Allora il nostro traguardo si fa più arduo ma è proprio in queste occasioni che possiamo davvero fare la differenza nella presenza con l’Altro, cercando di attivare un ascolto aperto, senza giudizio, accogliendo. Allontanano dall’equanimità l’attrazione e la repulsione, quando il cuore si aggrappa ad alcuni individui e ne rifiuta altri, per esempio.
Ciò non significa naturalmente passività, apatia o indifferenza, ma significa predisporsi ad accogliere tutto ciò che accade con intelligenza e saggezza anziché con paura o confusione.
Un grande maestro ha detto che praticare l’equanimità significa sentire un’emozione ma non reagire seguendola e andando oltre, manifestando e sentendo dentro di sé uno spazio di equanimità. E dentro di noi, lo spazio è infinito.
Pollak, T. Padula, R.D. Siegel, Mindfulness in psicoterapia, 2015, Ed. Edra, Milano
B.A. Wallace, I quattro incommensurabili, 2000, Ubaldini Editore, Roma
Foto: David Mark, Pixabay




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